Lego l’ego

Lego l’ego e slaccio le dita.
Lo lego e rovisto il tuo cuore, lo curioso proprio e allineo i passi ai suoi tonfi.
E cucio sbadigli e pensieri, spiego lenzuola fresche e lì annido la tua fatica, e carezzo la tua forza.
Lo lego, e abbottono le nostre anime, combacio sogni e pensieri.
Lego l’ego.
Accoccolati, palmi in su, ci attendiamo.

Aprii la porta dell’amore spalancando a destra e manca ogni finestra su di te.

Arrivasti all’ora dell’alba quando ruote ingiallite di girasoli supplicano vita all’orizzonte e, rossetto a papavero, sciogliesti il mio cuore.

Dipinsi i tuoi occhi con pennelli acquarello, nascosi i regali da fare più tardi, poi tesi le braccia a forma di amo.

Il cielo abboccò in un solo boccone, e bocche mai sazie di fame e di sciame tremarono al gusto dei nostri sapori.

Guardammo laggiù se c’era qualcuno, riempimmo la noia che stanca di voglia appende le scarpe ai chiodi del mondo.

In quattro e quattr’otto trovammo la gioia che nasce dal fatto di non essere soli.

Scrivemmo sui muri i nostri bei nomi, la luna arrivò e mise a tacere un tizio ormai perso nell’ego in riunione.

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