Mezzo secolo più in là

Mezzo secolo più in là l’Aventino baciò il mio nome

Dalla pancia della luna un fagotto e due canzoni

Breve amore, Ta-ra-ta-ta, quanta vita a centellinare

Salti e voli sui marciapiedi dietro sogni mai arresi.

Bianco e nero Carosello, nonna, i piatti, la cucina

E quel sugo a fuoco lento ogni volta la mattina

Gli scarpini a un palmo dalla finestra, la partita alla radio, matita e un lenzuolo la sua schedina

Novantesimo minuto, dolce amico Paolo Valenti 

Buonanotte al secchio e tutta Roma a fari spenti.

Uno scoglio, Santa Rita ed il dolore della notte scesa in fretta, poi aspettare

Quell’abbraccio in lontananza senza rumore

Nostalgia quasi canaglia delle sere a casa mia

La pazienza nel ricontare le giornate mai finire.

A Johanna e la sua acca, ubriaco di girare in un film tutta quell’Africa

Viaggio in Francia, il primo amore

E nel gioco sperperare anche l’ultimo gettone

Di una vita come un treno, di stazioni ad incontrare tutto il marcio a fare male.

Il coraggio un fiume in piena, pedalare al tempo perso, oltre l’oasi dissi sì

Mi fermai alle carezze, stanza accanto provai a bussare

Quattro gatti e due pacchetti, figurine da incollare.

Fu il mio cuore a ritrovarmi, fui rapito dal mio amore.

Mezzo secolo più in là l’Aventino baciò il mio nome…

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