Cera che c’era

Un cielo di cera lucida la notte, è quasi l’una e una luna quasi piena arrotola la pancia per apparire più snella.

C’era una volta, verso cena, chi lustrava scarpe per la messa della domenica e chi luccicava pavimenti dopo chilometri d’impronte marmocchiose ad attraversare in lungo e in largo la cucina.

Era l’era in cui il sabato sera pareva non finire mai: telegiornale, carosello e canzonissima il menu a posto fisso.

Corrado e Mina minavano di rado la quiete nelle case: comicità e voce delicate ad accarezzare sguardi e musi sempre attenti.

Sull’attenti, al Vittoriano, papà stendeva l’occhio assonnato su Piazza Venezia, mentre le Mille Bolle Blu scoppiavano d’amore nei ricordi pomeridiani di mamma.

L’Italia non parlava, silenzio riverente d’un dì a settimana: pochi pollici in bianco e nero colorati di contentezza e qualche granello di citrosodina.

C’era una volta un cielo di cera, come stanotte c’è a patinare di nostalgia le stelle…

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